Vi sembra mai che tutto ciò che fate, pensate, scrivete, sia sterile, chiuso in una bolla di materia incorruttibile, senza utilità alcuna?
Io scrivo, penso, sento molto, a volte scrivo di quanto penso di sentire chiaramente, e poi non ci capisco più niente.
Filtrare tutto, vivere tramite i sentimenti, le emozioni, mi sembra quasi che mi abbia tagliato fuori dal mondo in cui si fanno le cose normali: si guarda la tv, si leggono riviste, si parla.
Io non ricordo niente di ciò che ho letto, visto, udito, studiato in passato.
Nel presente, i miei oggi sono fatti d'amore, di ore trascorse al lavoro, tra pensieri, tentativi di decifrare me e chi mi sta accanto, di passeggiate.
Ma non so niente, nient'altro ho da raccontare se non le mie esperienze. Piccole, in verità. Da 3 minuti scarsi di chiacchiere.
A cosa serve esprimere ciò che sento con parole accostate sempre in modo diverso, se poi non ne ho riscontro?
A cosa serve vivere di sentimenti, di speranze, se poi non ho materia per discutere?
Che te ne fai di me, alla lunga?
Ti capisco (a volte nemmeno quello), ti sto vicino, ti amo con tutta me stessa, e vorrei con-dividere con te ogni giorno, vorrei prendermi cura di te, e che tu ti prendessi cura di me.
Ma non so niente di ciò che mi chiedi.
Certo, sono convinta che se condividessimo per più di 2 giorni ogni tanto la quotidianità, le cose in comune, di cui parlare, ci sarebbero. E avrei voglia di fare molte più cose che adesso, qui, da sola, non ho proprio voglia di fare.
Ma, attualmente, mi sento meschina.
Ho solo me stessa con tutti i miei vuoti consequenzialmente sparsi.
Riempirli di frasi poetiche cui io sola rispondo, a che pro?
Aggiornamento: se poi in un nanosecondo per un nanofatto mi riassalgono vecchi fantasmi e paure e dubbi, e mi crolla il mondo addosso, innescando reazioni incatenate che m'incatenano scatenando tutto il mio terrore di perderti (e perderti nel peggior modo, non riuscendo ad essermi fatta comprendere), e mi blocco, e mi vergogno di quanto sono piccola in certe cose (a volte penso, in tutte), beh...puoi dirmi ugualmente che mi vuoi bene? Mi gira la vela col vento a favore se me lo dici....
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annasal alle ore 16:31 |
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Non so davvero cosa fare, cosa pensare. Non so perchè devo sentirmi sciocca se sto male, se la persona che amo soffre ed io c'entro qualcosa, per me è il peggiore male del mondo, non il più insignificante. Non so perchè questa mia sofferenza non dovrebbe meritare rispetto. Non so perchè dovrei sentirmi incapace di gestire un rapporto solo perchè la persona che amo mi manca tremendamente. Non so come si possa passare un giorno senza sentirsi un minimo responsabili della sofferenza di chi si ama, e non chiedere nemmeno come stai. Non riesco a capire come si possa amare una persona e poi fare questo, o non fare quell'altro. Nè come conciliare questo con la profondità di sentimento, il VOLERE la persona che si ama, il farsi ore di viaggio per poi soccombere alla stanchezza. Non so perchè i miei dubbi vengono sempre elusi, le domande inevase. Non riesco a capire come mai il mio bisogno di comprendere la natura del rapporto in cui metto anima e corpo e cuore provochi tanto stress, soprattutto se il sentimento è reciproco. Non capisco perchè devo sentire questo freddo dentro da 2 giorni, farmi invadere dal tremito, piangere ogni minuto, non dormire, non mangiare, avere questa paura di star male ancora. E mi chiedo ancora perchè non si può fare a meno d'amare. Così.
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annasal alle ore 10:52 |
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Sarò sincera, che a volte svegliarsi da un sogno è il peggior modo di iniziare o di finire la giornata. Ed ancora peggio è se lui si sveglia dal sogno, e tu continui a farne parte. Anzi, a rimanerci imprigionata. Perchè tu non sei un frutto della sua mente, e sei viva e respiri e senti il battito anche il tempo restante dal SUO sogno. E pensare che lui sia contento di aver sognato, e sarà contento di tornare a sognare, non ti fa sentire meno relegata a quel ruolo di "nuvoletta felice". Cosa ti lascia perplessa? Il fatto che, semplicemente, di sogni non si vive. Aiutano il vivere, certo, ma quanti smettono di sognare l'isola deserta per andarci veramente ad abitare? E' una consolazione, un rifugio, ma. Finisce lì. Ci sono e ci saranno sempre troppe valide scuse per non abbandonare la propria realtà e crearne una che sia la realizzazione di quel sogno. Anche se...chi di noi non ha almeno una volta sperimentato che, quando davvero siamo decisi e convinti di fare una cosa, farla non sia stato molto più semplice di quanto sia stato pensare di farla? Dirsi che vale la pena rischiare. Eh sì non è facile questo, forse. Ma a volte capita, e dovrebbe capitare più spesso, probabilmente, che un qualcosa (od un qualcuno) divenga imprescindibile ad una nostra condizione migliore. Vogliamo azzardare? alla nostra felicità. Ecco, che poi vedi che sei tu che sogni? o almeno...sei tu che vieni accusata di vivere di sogni. Chè ti chiedi perchè credere possibile la propria felicità e pensare di realizzarla sia passibile di accusa di distacco dalla realtà. Che diamine devi fare per non passare da pazza scatenata credendo fermamente in questo? Che diamine devi fare per non essere vista come isola felice, lontana, irraggiungibile, irrealizzabile,....precaria? Quella che se la sogni, bene, e se non la sogni, bene lo stesso, c'è del buono comunque anche nel resto, e tanto non scappi? Allora, qui, secondo te, c'è qualcuno che racconta delle emerite balle a se stesso. E ti sembra pure che non sia tu.
p.s. (...a volte nemmeno è sufficiente avere motivi validi per fare una cosa. Si deve arrivare a non avere più motivi per non farla. E' solo che la maggior parte delle volte non lo si vuole ammettere....)
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annasal alle ore 09:45 |
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le lune
Ok . Io sono di quelle che guarda e cerca i buoni programmi di approfondimento, e denuncia dello schifo italiano. Ok, io sono una fan di Report, che in questi anni ha fatto la storia della minima parte di buona tv. Ok, però proprio mi rattrista e delude leggere quello che è scritto qui . Leggete anche voi....
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annasal alle ore 11:39 |
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polvere
Qui , qualche tempo fa, parlavo di un paio di occhi che sono finestre di un mondo sconfinato, difficile e bello.
Oggi quegli occhi hanno raggiunto un importante traguardo, ed anche se lui tende a minimizzare certe cose che lo turbano ritenendole comunemente banali, parla di tristezza e fasi che si concludono.
E sono più le cose che dice non dicendole, di quelle che non dice dicendole.
Ebbene, tu, che leggi e cerchi e cerchi anche quando sei stanco di farlo, perchè basta che i tuoi occhi guardino, per cercare, sappi che mentre cerchi, quella "raison d'être" già ce l'hai dentro di te, e te la porti dietro, e la sentiamo noi, che in qualche modo ti viviamo vicino (io meno, nondimeno).
Anche se questi discorsi con te non attaccano, ti abbraccio forte.
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annasal alle ore 19:47 |
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raggi di sole
C’è una luna che spacca le pietre in questa ventiseiesima ora del giornotte. I suoi raggi anodizzati raggiungono tutto e tutti, s’imbattono sbattendo facendosi assorbire e sorbendo qualsiasi superficie liscia o gassata, senza temenza e senza pietà. Tu che niente vedi e niente senti ti provi rubato del tuo presunto vuoto e.
E. niente. Annaspi innestandoti tra feritoie ferite su muri di vetro riflettenti il tuo non-riflesso, in fondo qualcosa lo devi pur fare, per ammazzare il tempo senza uccidere qualcuno.
Solo trascorrere queste 347 ore del giornotte per poi passare ad un altro. Così ti fai pure conturbare dall’evanescente quanto reminiscente turbamento dei raggi fratturati e decomposti di questa luna che spacca le pietre, in questa ventisettesima ora del giornotte.
Ti appoggi con un’unghia già rotta al vento con tutto il tuo peso e speri magari di cadere giù. Dove.
Allora cadere su. Verso l’alto, che a volte sembra più semplice. Una tazza rotta che piomba su uno strapiombo inverso e invertito, tra perversioni diversioni e divertimenti di qualche privato pubblico che sbircia nel pubblico privato altrui. Tanto per veder passare questa ventottesima ora del giornotte.
Infili la testa nel tritaraggi all’angolo della strada maestra, augurandoti che ne esca in fili di pasta modellabile per farne un modello almeno per te stesso. O per. Stesso. Qualche stesso ci sarà a giro su questa crosta di relitti d’arcobaleni non-trovati-quando-dovevano-essere-cercati. Senza tesori annessi, perché quelli qualcuno li ha rubati già da molti giornotte.
Ma non succede niente, non succede niente e tu ti rinvolgi il petto svuotato nella tua angoscia chilometrica intessuta a trama slabbrata e lisa.
Aspetti. Mentre non puoi gridare le urla che vorresti perché qualcuno insieme ai tesori d’arcobaleno ha rubato anche le tue corde vocali, per usarle come funi da traino per i tesori.
Mentre stringi quel che resta degli occhi cercando di vedere se passa anche questa ventinovesima ora del giornotte.
Non la vedi.
Ti stendi non riuscendo a distendere quei simulacri di arti che ti sei rappezzato alla belle e meglio, quella specie di pelle che ricopre le ossa è spessa ormai e pare la pelle di una testuggine. Ma con più grinze. Sei rattrappito e stanco. Esausto. Sfiancato dai fianchi in su ed in giù.
Ti lasci cadere orizzontale, né verso l’alto che non ti vuole né verso il basso che non esiste, eppure sembra che potrebbe anche risucchiarti. Per favore.
Ti arrendi.
Apro gli occhi nel buio ed ho il magone.
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annasal alle ore 13:16 |
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la ragnatela
La voce di Norah Jones canta “non so perché” prestando voce al mio respiro sospeso.
Il pigiama ancora indosso.
L’anima si siede e si appoggia stanca come lo sguardo questa mattina, si attarda su particolari insignificanti dove legge il mondo che non c’è.
Una notte troppo densa di sogni. Che fortunosamente –nondimeno fortunatamente- si stanno già confondendo tra le note di una musica che circonda le spalle ed il sapore vellutato di una pesca. La doccia attende. Ed io.
Scrivo. Metto confini. Limito. Cerco definizione. Di sensazioni e di me.
Sarà che dopo tanto che attendi, a furia di ingannare l’attesa con mille elusioni ad hoc, non ci fai più nemmeno caso, ma quello che ti scorre dentro lo sa. Ed ogni tanto passa a chiedere gli interessi.
Oggi è giornata di pagamenti. Questa me non fa saldi.
Datemi un punto d’appoggio.
E forse oggi solleverò me stessa.
(Per il risveglio: I don't know why - Norah Jones. Per le lacrime in viaggio: Lavender - Marillion)
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annasal alle ore 11:23 |
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i punti
Quando tira vento è sempre un casino per me. Tipo Juliette Binoche in Chocolat...il vento del nord portava cambiamenti...Ecco. Dove sarebbe Johnny Depp? No...così...per sapere.... Altrimenti una vetrina di cioccolatini da saccheggiare può andare bene...(come temporanea alternativa).
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annasal alle ore 15:16 |
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il vento,
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le lune
e macina macina i chicchi di caffè macinali bene che non rimanga che polvere che polvere sei ma sì ma sì macina continuamente sprigiona essenza che cerchi di uccidere in ogni modo macina senti il chicco che si sgretola senti il profumo che si sprigiona sei polvere sei caffè che nessuno vuoi che beva
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annasal alle ore 15:14 |
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polvere,
niente di che
Domani è il mio compleanno. Allora, fatemi un regalo. Andate a questo indirizzo:
http://video.google.com/videoplay?docid=3237027119714361315
Guardate. Ascoltate. Sentite.
Grazie.
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annasal alle ore 11:54 |
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i punti